Think pink: a piccoli passi verso un sano egoismo per vincere i succhia energia
Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi.
Vi presento i "succhia energia"
* l'amica che ci parla per ore dei suoi problemi, ma non ha mai tempo per ascoltare i nostri
* il collega che riesce a usare il nostro lavoro per farsi bello con i capi, ovviamente senza ringraziarci
* il dirigente che pretende molto e, in cambio, elargisce solo rimproveri
* la donna in carriera acida che non risponde se non alzando la voce
* la collega lamentosa che passa il tempo libero a piangersi addosso e a sfogare tutti i suoi malumori su chi le capita a tiro
* la suocera iper-esigente che ci critica in tutto e per tutto
Bene, sono questi i divoratori delle nostre risorse emotive. Ci avete fatto caso che, dopo averne incontrato uno, ci sentiamo più stanche, tese, frustrate e amareggiate? Questo perché ci obbligano a dare troppo, ricattandoci con i sensi di colpa o facendoci sentire sbagliate se non ci comportiamo come vogliono loro. E così prosciugano le nostre risorse emotive.
Che cosa c'è dietro
I succhia energia sono in realtà persone deboli, che non sono riuscite a sviluppare nell'infanzia risorse sufficienti per essere soddisfatte di sé. Così, da adulti, vivono di espedienti, emotivi e non, succhiando risorse altrui per nascondere le proprie carenze. Per sentirsi potenti e riempire i loro vuoti interiori, si nutrono della forza vitale altrui. Si tratta di persone che tendono a manipolare le relazioni per trarne vantaggio e sottomettere a livello psicologico l'altro.
C'è un tempo per dire sì, e un tempo per dire no
Come fare a capire cosa fare? Ascoltiamo le sensazioni di pancia. Sono le più veritiere e istintive, il modo più efficace per capire quando è giusto dire di no. Spesso diciamo di sì perché ci sentiamo in dovere di assecondare l'altro per non ferirlo, o per non apparire cattive ai loro occhi. Ma così creiamo solo un personaggio, delle finte noi, mancandoci di rispetto e affossando la nostra autostima.
Alleniamoci a dirlo, così non facciamo figuracce
D'accordo, dire di no non è mai piacevole. Ma possiamo sottrarci alle richieste degli altri senza sentirci a disagio e far sentire loro rifiutati. Per prima cosa evitiamo i "no" secchi, che non lasciano spazio alla comunicazione e sono offensivi. Se motiviamo il nostro rifiuto, creiamo empatia e riusciamo a trovare uno spazio comune di incontro, perché facciamo capire quello che sentiamo e ci sentiamo disposte a trovare un'alternativa per risolvere.
Alcuni esempi pratici per tenerli a bada
A volte è impossibile tenerli a distanza. E non è nemmeno giusto. Ecco perché è di fondamentale importanza imparare a gestirli. Cominciamo dai casi più semplici. Per esempio, all'amica che monopolizza il nostro tempo possiamo dire: Scusa, ma adesso devo proprio scappare a fare la spesa. Così non si sentirà rifiutata, ma capirà che anche noi abbiamo una vita. Dal collega che ci ruba le idee, invece, possiamo difenderci con una battuta: io ti aiuto, ma poi tu aiuti me. Se poi abbiamo un capo o un familiare che ci umilia, ripetiamo a noi stesse che le sue critiche riguardano il lavoro, non te come persona. Abbiamo davvero commesso un errore? Offriamoci di rimediare. Ma, se loro non sono mai soddisfatti di nulla, ricorda che il problema è loro, non tuo.
Mi raccomando, mai mollare la presa!
Dobbiamo essere ferme nella nostra decisione. Spesso chi vuole ottenere una cosa insiste, tenta di convincerci. Non cadiamo nel tranello, ma usiamo la sua stessa tattica. Ripetiamo con gentilezza il nostro punto di vista in modo deciso. Evitiamo di scusarci: non abbiamo colpa, ci stiamo solo volendo bene, abbracciando un sano egoismo.
Immagine via web



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