Think pink: siete generose? Continuate a esserlo, anche con gli ingrati!
Care amiche, vi capita spesso di fare del bene a qualcuno e, come ricompensa, non sentirsi dire nemmeno grazie? Per non parlare dei proverbiali calci nel sedere! Come quella volta che avevate tolto dai guai un'amica, sparita poi dalla circolazione dopo aver detto peste e corna sul vostro conto. Nonostante tutto, però, ho scoperto che vale la pena continuare a dare. E ora vi spiego perché.
La sindrome rancorosa del beneficiato
Descrive chiaramente questo curioso e frequente comportamento. In poche parole, ecco cosa succede: il destinatario di una buona azione, a parole dimostra riconoscenza, ma dentro si sente a disagio, perché costretto a chiedere aiuto o a mostrare la propria fragilità. Dalla frustrazione passa alla rabbia e poi all'invidia per chi lo ha aiutato, così forte e buono. E arriva al punto di negare di aver mai ricevuto l'aiuto. Questo perché gli esseri umani, quando devono confrontarsi con il peso di un sentimento tanto nobile come la gratitudine, possono appunto sentirsi in situazioni di debito o dipendenza che generano, a loro volta, rancore e invidia.
Amministriamo la nostra generosità
Ci sono persone a cui capita così spesso di vedersi ricambiare le loro gentilezze con dei voltafaccia, che si sono convinte che nessuno capisca quanto sono altruiste. Ma soprattutto che, a fare del bene, si ricevano solo pugnalate alla schiena. Eppure una via d'uscita c'è, e si chiama consapevolezza. Rendersi conto, cioè, che nel gioco del dare e dell'avere l'inconscio ha un ruolo importante. E che l'ingratitudine non dovrebbe comportare giudizi negativi sugli altri, ma un'attenzione maggiore a come gestire la nostra generosità.
Ma chi abbiamo di fronte?
La prima regola è imparare a conoscere le persone che vorremmo aiutare, per sapere cosa aspettarci. Per esempio, c'è l'insaziabile, perennemente nei guai, che ha bisogno della linfa vitale altrui per sostenersi. E' il tipo che perde puntualmente soldi, lavoro, amori e ogni volta promette che metterà la testa a posto, ma senza mai farlo (tanto c'è sempre una crocerossina disposta ad aiutarlo). C'è poi il tirchio di sentimenti (e non di rado di soldi): afferma di non poter dare nulla di sé, ma è ben felice di ricevere. E infine c'è il silenzioso, specie molto diffusa tra i maschi (ma anche certe donne non scherzano), che è quello che fa capire di aver bisogno di aiuto con atteggiamenti ambigui. Ma dopo, se glielo si fa notare, puntualizza con orgoglio: ma chi ti ha chiesto niente?
Impariamo a dare, impariamo a ricevere
Essere più attene nell'aiutare, significa pesare ogni nostro gesto di generosità? Assolutamente no! Perché l'amore è un'energia che non si presta a conti da ragioniere. La sua vera natura è di essere disinteressato, libero. Chi dà in questo modo è sganciato da ogni aspettativa e non si aspetta nulla in cambio. Chi riceve, d'altro canto, dovrebbe imparare a riconoscere con sincerità e onestà di essere stato aiutato, senza timore né invidia. Così facendo, contribuirà a far circolare la generosità aiutando gli altri. Troppo bello per essere vero? Per niente. Al mondo c'è tanta gente che si comporta così!
fonte Confidenze
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